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DESCRIPTION:𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐥𝐞𝐝𝐢̀\, 𝟐𝟗 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔\, 𝐡. 𝟏𝟖.𝟑𝟎 @ 𝐋𝐚̀𝐛𝐚𝐬\,\n𝐕𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠
	𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢 𝟐\, 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚\n\nNascere\, crescere e vivere in una città come Milano 
	non è facile per nessuno.\n\nMa se per tuttə i problemi sono il costo dell
	a vita\, la crisi economica e\nl’incedere della gentrificazione\, lə giova
	ni con un background migratorio - le\ncosiddette\n“seconde generazioni” - 
	hanno altri ostacoli da affrontare. La residenza nei\nquartieri popolari d
	ella periferia milanese carica già le persone di uno stigma\,\na cui si ag
	giunge anche il confine rappresentato dal colore della pelle\, il\nquale d
	iventa motivo di discriminazioni di ordine razziale.\n\nLə protagonistə di
	 “Quando in realtà non è così” lo dicono apertamente: «basta\nincrociare g
	li sbirri» per rischiare di finire male.\nPer non parlare dei comportament
	i razzisti che le stesse istituzioni riservano\nalle seconde generazioni e
	 alle loro famiglie quando si tratta di iscriversi a\nuna scuola o di rinn
	ovare il permesso di soggiorno. Perché la realtà dei fatti è\nancora e sem
	pre quella di un’Italia con legislazioni che sono tra le più\nrestrittive 
	al mondo in tema di cittadinanza. E così non basta essere natə in\nItalia\
	, frequentare le scuole e parlare italiano come prima lingua per vedersi\n
	riconosciuti diritti apparentemente elementari: il perimetro dello stigma\
	nsociale e delle discriminazioni razziali e territoriali che\nAlice Ridolf
	i indaga in una prospettiva decoloniale.
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	𝐚𝐬, 𝐕𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐞𝐭𝐭𝐢 𝟐, 𝐁𝐨𝐥𝐨𝐠𝐧𝐚<br><br>Nascere, crescere e vivere in una 
	città come Milano non è facile per nessuno.<br><br>Ma se per tuttə i probl
	emi sono il costo della vita, la crisi economica e l’incedere della gentri
	ficazione, lə giovani con un background migratorio - le cosiddette<br>“sec
	onde generazioni” - hanno altri ostacoli da affrontare. La residenza nei q
	uartieri popolari della periferia milanese carica già le persone di uno st
	igma, a cui si aggiunge anche il confine rappresentato dal colore della pe
	lle, il quale diventa motivo di discriminazioni di ordine razziale. <br><b
	r>Lə protagonistə di “Quando in realtà non è così” lo dicono apertamente: 
	«basta incrociare gli sbirri» per rischiare di finire male.<br>Per non par
	lare dei comportamenti razzisti che le stesse istituzioni riservano alle s
	econde generazioni e alle loro famiglie quando si tratta di iscriversi a u
	na scuola o di rinnovare il permesso di soggiorno. Perché la realtà dei fa
	tti è ancora e sempre quella di un’Italia con legislazioni che sono tra le
	 più restrittive al mondo in tema di cittadinanza. E così non basta essere
	 natə in Italia, frequentare le scuole e parlare italiano come prima lingu
	a per vedersi riconosciuti diritti apparentemente elementari: il perimetro
	 dello stigma sociale e delle discriminazioni razziali e territoriali che<
	br>Alice Ridolfi indaga in una prospettiva decoloniale.</p>
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