A che punto siamo in Bolognina?

A che punto siamo in Bolognina?

Il 1° marzo 2026 il carnevale popolare Mille e una Bolognina tornerà ad attraversare le strade del quartiere a oltre un anno dall’istituzione della zona rossa, introdotta per la prima volta alla fine del 2024 ed estesa lo scorso autunno fino a marzo 2026 (e siamo pronte a scommettere che una nuova ordinanza sia già pronta). Da allora, le operazioni di polizia, giustificate da una continua spettacolarizzazione mediatica del disagio sociale, non hanno prodotto maggiore sicurezza, ma hanno contribuito ad aggravare il clima di tensione e paura, configurandosi spesso come vere e proprie operazioni di profilazione razziale di massa.

L’assemblea Bolognina Come Stai nasce nello stesso periodo in cui il sindaco Matteo Lepore invocava l’intervento del Ministero dell’Interno, avviando il processo che avrebbe portato all’introduzione della prima zona rossa in Italia. Alla base della nostra scelta di incontrarci e discutere c’era da un lato il riconoscimento di problemi reali che il quartiere vive con particolare intensità, dall’altro il rifiuto di una narrazione tossica e semplificante, costruita su stereotipi razzisti e interamente orientata alla richiesta di un intervento poliziesco come unica risposta possibile.

Negli ultimi mesi queste retoriche si sono concentrate in modo ossessivo sulla figura del cosiddetto maranza, una categoria vaga e costruita mediaticamente trasformando comportamenti spesso ordinari in una minaccia collettiva. Una termine che serve a produrre allarme, a legittimare controlli selettivi e a spostare l’attenzione dalle responsabilità politiche alle presunte colpe individuali. Ma questa narrazione non è nuova, si inserisce in una logica più ampia di mostrificazione di chi vive lo spazio pubblico in modo non conforme alle regole del consumo, della produttività e della valorizzazione continua di ogni momento della vita. Allo stesso modo, chi vive in strada viene sistematicamente rappresentato come problema di ordine pubblico, mai come il risultato di scelte politiche precise. La povertà estrema viene trattata come devianza, l’esclusione come una questione di decoro. In questo modo si costruisce un nemico pubblico attorno a persone che sono state progressivamente spinte ai margini, private di alternative reali e poi punite per la loro stessa condizione.

Ci chiediamo allora se tutto questo non sia il risultato diretto di anni di politiche sociali fatte di tagli, smantellamenti e accentramenti. L’attacco ai servizi di welfare e di prossimità, la distruzione del sistema di accoglienza, la riduzione dei servizi territoriali, l’assenza di programmi abitativi credibili, la carenza strutturale di fondi per le unità di strada, fino allo sgombero di spazi pubblici e autogestiti capaci di accogliere, mettere in relazione e costruire legami attraverso la socialità.

In opposizione a queste logiche securitarie, crediamo che il vero antidoto non siano più pattuglie e blindati agli angoli delle strade, ma la costruzione di una comunità attiva e solidale, che connetta mondi diversi e ne riconosca la ricchezza, senza accettare che la paura sia usata come strumento di governo dei territori.

in 3 days
Cinema Galliera
Via Giacomo Matteotti 27
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