Laboratorio cybilla 2023 #1
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ABITARE L'URBANO COME SOGGETTIVITA' NON CONFORMI: REDDITI, CONFINI, AUTONOMIE

Nello spazio urbano si concretizzano tutte quelle linee di oppressione presenti nel sistema in cui siamo inserit3, ma è anche il terreno di battaglia in cui ogni giorno portiamo avanti le nostre lotte e le nostre istanze.

Come soggettività non conformi, come corpi che rifiutano le logiche del sistema ciseteropatriarcale, ci troviamo ad essere invisibilizzate e marginalizzate nello spazio della metropoli.

Ci sentiamo marginalizzate quando ci viene detto in quali zone possiamo camminare e in quali no, in base a criteri classisti che poco hanno a che vedere la nostra idea di zona safer e attraversabile; quando vediamo strade sempre più militarizzate, in quanto sappiamo bene che le forze dell'ordine creano ulteriori confini e barriere che vanno a consolidare ancora una volta le logiche di un sistema a cui ci opponiamo quotidianamente.

Non ci sentiamo liber3 e rappresentat3 in una città che porta avanti la retorica del decoro, che svende gli spazi pubblici inutilizzati ai privati senza preoccuparsi di come verranno utilizzati, che non risponde ai bisogni dei corpi che la attraversano e invece continua a seguire solo la logica del profitto e della città-vetrina.

La città sta diventando sempre più ostile verso i corpi dissidenti, la repressione verso il dissenso si sta inasprendo sempre di più; lo abbiamo visto quando ad inizio febbraio un operazione di polizia ha colpito 12 studentess3 che avevano preso parte alle lotte che hanno infuocato questo autunno in città, lotte che chiedevano case, reddito e autodeterminazione, lotte che hanno attraversato la metropoli con dei contenuti antagonisti e con l'obbiettivo di andare a modificare il reale strappando, poco a poco, delle parti di ricchezza.

Ci opponiamo ad una città che marginalizza tutti i copri dissidenti, che sgombera quei luoghi che dal basso vengono liberati per riappropriarsi di spazi e tempi al di fuori di logiche classiste, razziste e patriarcali provando a costruire un modello altro di abitare l'urbano.

La crisi abitativa, sistemica nella città di Bologna, caratterizzata dalla difficoltà di trovare una casa e da un caroaffitti sempre più insostenibile, è un altro fattore che mina la nostra possibilità di autodeterminazione e che rende sempre più difficile lo svincolarsi dal contesto familiare o da situazioni non safer e violente.Le forme di reddito oggi presenti, seppur parziali e non sufficienti, sono sempre più sotto attacco; pretendiamo un reddito di autodeterminazione che ci permetta di svincolarci dai nostri contesti familiari e che ci dia gli strumenti per poter decidere autonomamente sulle nostre vite senza dover sottostare ai ricatti di questo sistema; rifiutiamo un welfare di tipo familistico perché come sappiamo non sempre il contesto familiare costituisce uno spazio in cui ci sentiamo sicur3 e liber3.

In uno spazio urbano ostile, per noi è centrale trovare luoghi creati dal basso in cui autoformarci, condividere saperi e immaginare nuove pratiche per andare ad intaccare e a riempire con le nostre istanze i luoghi che quotidianamente attraversiamo, modificando il reale per riappropriarci dei nostri corpi e di quelli spazi che la città ci ha sempre negato.

Ci vediamo il 23 febbraio, alle 18:30 in Via Zamboni 38 per discutere assieme nuove pratiche ed immaginari sull'abitare l'urbano come soggettività non conformi.

Vediamoci per ragionare insieme sulla costruzione della giornata di sciopero dell'8 marzo in università e di come attraversare la piazza cittadina accanto alle compagn3 di Non Una di Meno, perché è fondamentale continuare ad attraversare le strade e le piazze della città con i nostri corpi e i nostri contenuti, bloccando quel sistema che quotidianamente ci opprime.

1 anno fa
Zamboni 38
38, Via Zamboni, Irnerio, Santo Stefano, Bologna, Emilia-Romagna, 40126, Italia
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