Un'altra faccia della guerra. L'ecocidio in Palestina
La distruzione sistematica e pianificata di infrastrutture essenziali e condizioni ambientali può essere utilizzata come strumento di guerra?
Oggi a Gaza solo l’1,5% dei terreni agricoli resta accessibile e intatto. serre demolite, frutteti rasi al suolo dai bulldozer, colture arate e terreni schiacciati dai mezzi militari. Oltre 39 milioni di tonnellate di macerie, con rischi legati a polveri, ordigni inesplosi, amianto e sostanze tossiche rilasciate dalle armi, tra cui piombo, rame, mercurio e uranio impoverito Sistemi idrici e fognari quasi del tutto fuori uso. Le operazioni militari israeliane di inondazione dei tunnel con acqua di mare rischiano di salinizzare irrimediabilmente la falda costiera, rendendo impossibile ogni futura coltivazione
Ne parliamo con:
Elisabetta Tola -Giornalista scientifica, direttrice di Facta.eu, conduttrice di Radio tre scienza
Christian Elia - Giornalista e autore di reportage sui conflitti nei Balcani e in Medio Oriente, collaboratore di IrpiMedia
Giovanni Destro Bisol e Marcello Vitale - Dipartimento di biologia ambientale Università la Sapienza di Roma
in collegamento da Ramallah: Ubai Al-Aboudi - Direttore esecutivo del Bisan Center, organizzazione non profit e non governativa per la ricerca e lo sviluppo in aree emarginate e rurali in Palestina